Il diario del lockdown di uno degli antropologi italiani più originali e importanti, fra abitudini e rituali quotidinani, solitudine domestica, la "compagnia" dei social network, dei film e delle serie TV e i ricordi di una vita spesa fra Roma e San Paolo del Brasile. Sullo sfondo, una domanda: come sta cambiando la nostra società?

 

«Sono solo, vivo la solitudine radicale per la prima volta rinchiuso in casa e senza nessun affetto, amore, amicizia. Eppure non sono solitario, in quanto la comunicazione digitale e in particolare Facebook (ma anche WhatsApp, Zoom, Messenger, iPhone ecc.) favoriscono la mia connettività con ogni possibile altro. L’alterità espansa. È il paradosso di convivere tra analogico e digitale senza poter separare i due momenti che stanno riconfigurando il mondo intero. Né posso immaginare di separare – secondo le vecchie regole dicotomiche – questi due livelli che, al contrario, si intrecciano, litigano, confliggono, si appacificano, si allontanano nel corso di ogni lunga giornata personalizzata.»

 

Massimo Canevacci. Docente di Antropologia Culturale presso la Facoltà di Scienze della Comunicazione - Università di Roma “La Sapienza”. Come Visiting Professor è stato invitato in diverse università europee, a Tokyo (Giappone), Nanjing (China). Dal 2010, è Professor Visitante in Brasile. Tra i suoi libri: Fetichismos Visuales, UOC, Barcellona 2018, Antropologia della comunicazione visuale, Postmedia Books, Milano 2017, La linea di polvere, Meltemi, Milano 2017. Con Rogas ha pubblicato La città polifonica. Saggio sull'antropologia della comunicazione urbana (2018).

MINIMA VIRALIA di Massimo Canevacci

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